Novembre - Dicembre 2002
Dee Jay Nick
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Vi ricordate nella mia newsletter di Marzo- Aprile di quest'anno, quando annunciavo l'idea di monitorare l'attività che ciascuno di noi svolge tramite Internet allo scopo di individuare criminali e pirati informatici?

Bene, speravo che fossa solo la fantasia di qualche giornalista troppo futurista oppure di una "sparata" intimidatoria di qualche major: nulla di tutto ciò; la notizia è vera, il governo statunitense e la commissione europea stanno lavorando ad un processo di memorizzazione e centralizzazione (per un periodo di tempo che non dovrebbe superare i 12 mesi, ma che qualcuno vorrebbe già portare a ben 10 anni...), dei registri dei server di posta elettronica, web, ftp, mp3, real audio ecc. ecc.
Ciò porterebbe a far si che di ciascun utente Internet, si possa ricostruire un completo profilo dell'attività svolta sulla Rete, dei suoi interessi culturali, econiomici, politici e, quel che è peggio (ma che più interessa l'aspetto investigativo), delle sue relazioni personali.

E quì ritorno a citare l'articolo 15 della nostra Costituzione che recita testualmente: "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. la loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.".
Se la rinucia a questa garanzia costituzionale servisse a proteggerci da terroristi e pedofili, si potrebbe anche prendere in considerazione una modifica della Costituzione. Ma questo non è vero: alcune tecniche di cifratura e l'anonimato di un Internet-cafè consentono ai veri criminali di passare sostanzialmente inosservati, mentre nella rete, ad anni di distanza, rimarrebbe un enorme quantità di pesciolini: quelli che violando il diritto d'autore, si scambiano tra loro, illegalmente, file video e musicali o programmi più o meno piratati.

Ora la domanda che,  citando Antonio Lubrano, "nasce spontanea" è: vale la pena di modificare l'articolo 15, solo per proteggere il diritto d'autore?
Centralizzare in un unico archivio tutti i dati che riguardano la nostra attività in rete, significa in pratica creare un dossier su ogni cittadino. Dopo aver distrutto i dossier che riguardavano una ristretta cerchia di cittadini, vogliamo estendere questa pratica a tutta la popolazione attiva?

Avete visto il film "Minory report"? Oppure, avete letto il libro di Furio Colombo "Privacy"?
Il tema è sostanzialmente lo stesso. Solo che per entrare nell'incubo non occorrono nè i preveggenti in carne ed ossa di Spielberg, nè le tecniche di lettura a distanza della mente ipotizzate da Colombo.
L'archiviazione centralizzata della nostra attività su Internet basterà ed avanzerà.

E per ques'anno vi saluto, speriamo che l'anno prossimo sia migliore (si dice così tutti gli anni, per poi scoprire che resta sempre tutto uguale a prima.....).
....ma migliore poi di cosa....??!?? Boh......

Auguri!

                                                                                                                DEE JAY NICK