Settembre - Ottobre 2004 |
Dee Jay Nick's Newsletter |
Non fatevi trarre in inganno dal titolo: non parlerò di nuove raccolte premi introdotte
da qualche compagnia petrolifera e neanche di un'iniziativa con doni e regali
vari che coinvolgerà i visitatori del mio sito… I BOLLINI sono ovviamente quelli della SIAE, che con i nuovi sviluppi della tecnologia appaiono inutili e obsoleti. Se scaricate da qualche sito legale brani musicali per poi farvi un CD, come fate a dimostrare al Finanziere di turno che detenete legalmente quelle registrazioni? E se il Compact Disc che avete appena acquistato, lo convertite in MP3 per metterlo sul lettore portatile che riproduce appunto tale formato audio, come giustificate tutto ciò al Carabiniere che vi vuole sequestrare (e multare…) il tutto? E soprattutto, se rimuovete l'orribile ed antiestetico bollino SIAE dalla copertina del CD (e non perché magari copre i titoli delle canzoni, ma perché se il grafico che ha ideato la copertina, avesse voluto includerlo come "motivo ornamentale" lo avrebbe disegnato lui stesso…..) cosa rischiate? Siamo l'unico paese che appiccica un etichetta su ogni CD venduto: come se per riconoscere un CD originale (e quindi stampato) da uno masterizzato servisse un genio…Sarebbe ora che la SIAE si adeguasse a quel che fanno le altre compagnie Europee (GEMA, BIEM, STEMRA ecc.) che non hanno bollini vari ma che controllano direttamente la distribuzione del materiale protetto da copyright, senza lasciare tale "compito" alle case discografiche, implementando così anche controlli telematici ed elettronici per restare al passo con le nuove tecnologie. Dal canto loro, le Case Discografiche perdono sempre più PUNTI, intesi come vendite e relativi profitti. Il fenomeno della pirateria è certamente grave fonte di perdita per le loro casse, ma non è certo l'unico: le Majors considerano la musica alla pari del detersivo o della pasta; un prodotto da vendere per trarne il più possibile un guadagno anche a discapito della qualità. Ne sono la prova la enorme quantità di compilation e raccolte che occupano i primi posti delle classifiche e la pochezza musicale dei soliti fantocci che imperversano sui network radiofonici e televisivi.Oggi bastano 20.000 euro per avere a casa propria uno studio di registrazione più performante di quello che all'inizio degli anni '90 costava almeno 10 volte tanto. E se posso capire che per David Bowie o Chris Corea si pretenda il massimo, che senso ha mandare certi "artisti" nostrani (che non distinguono neanche un Do diesis da un Re bemolle) ad incidere nell'ipertecnologico (e quindi costosissimo) studio di New York? Ed infine i REGALI: se da un lato mi fa piacere che quasi tutto il catalogo delle Case Discografiche sia stato ribassato di prezzo (specie per quei dischi usciti da uno/due anni fa in poi), continuo a dire che per un nuovo CD, venti euro sono tanti. Troppi se si considera che i maggiori acquirenti di dischi sono persone dai 15 ai 30 anni che, volenti o nolenti, non hanno certo grosse risorse finanziarie e che quindi sono "costretti" a rinunciare all'acquisto oppure ad "arrangiarsi". Per quanto riguarda noi Disc Jockey un altro regalo, è quello che alcune majors ci hanno fatto ultimamente: considerando che un CD-mix costa attorno ai sei euro mentre l'equivalente in vinile otto, hanno pensato bene di vendere tutti i due i supporti allo stesso prezzo. Ovviamente ad otto euro… Se ripenso a quando cominciai a far girare i primi dischi (quasi vent'anni fa…), mi è difficile non sentirmi triste e non provare un forte rimpianto per i giorni in cui la musica si ascoltava quasi esclusivamente in vinile (la cassetta era un palliativo ed i CD erano merce rara), la radio non era solo un juke-box con le stesse trenta canzoni trasmesse a rotazione su ogni frequenza, MTV et similia non c'erano e Internet esisteva solo nella mente di qualche scrittore di fantascienza e nelle primordiali reti informatiche di qualche studente universitario americano. Lo dico e me ne assumo la responsabilità: a seconda di come la vedete, solidarizzate con me oppure pensate pure che sia un lagnoso, nostalgico misoneista. Alla prossima. DEE JAY NICK |