Maggio - Giugno 2004
Dee Jay Nick
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La FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), nel marzo scorso ha fatto pubblicare sui principali quotidiani italiani, una lettera aperta al Presidente della Repubblica (ed alle maggiori autorità dello Stato) nella quale si affermava che, calato il sipario del Festival di Sanremo, "...resteranno i problemi da sempre denunciati che si aggravano e che non sembra si voglia cercare di risolvere: LA PIRATERIA che controllando il 25% del mercato flagella ed assedia il settore... L'ALIQUOTA IVA AL 20% che penalizza ingiustamente coloro che acquistano un disco (qualsiasi disco), mentre chi acquista un libro (qualsiasi libro) in quanto "prodotto culturale" paga un'IVA al 4%... IL TOTALE DISINTERESSE PER LA MUSICA COME MATERIA SCOLASTICA, strumento di formazione di base per tutti, che continua a non trovare collocazione nei programmi della scuola italiana neppure nella riforma appena varata".

La pirateria.
Chi ha letto le mie precedenti newsletter, sa come la penso: non si può combatterla con l'inserimento dei sistemi anti-copia, che talvolta non consentono la lettura dei dischi neanche con i tradizionali CD-player (indisponendo così gli onesti acquirenti), in quanto tali sistemi non sono che "acqua fresca" per le organizzazioni malavitose che reggono le redini del fenomeno.
Occorre un abbassamento (drastico) dei prezzi al consumo, non solo dei prodotti "di catalogo", ma anche delle novità, unito ad un miglioramento della qualità complessiva dei prodotti discografici, intesa sia come livello artistico (ed anche qui le majors hanno le loro colpe da espiare) che tecnico: ormai non si contano più le compilation che escono sul mercato; rendono parecchio in termini economici e costa pochissimo realizzarle.

IVA ed inserimento della musica come materia scolastica.
Sarebbe molto comodo ottenere dalle istituzioni entrambe le richieste e (sopratutto) nessuna delle due intaccherebbe le tasche delle case discografiche: l'IVA è una partita di "giro" e l'investimento scolastico sarebbe a carico dello Stato (e quindi di noi contribuenti...),
Il calo sensibile del fatturato, dovuto a mille fattori, ha provocato una scelta di distribuzione a tappeto. Ecco quindi che il CD lo trovi in edicola, al supermarket venduto sottocosto, in Autogrill, negli uffici postali e forse in qualche altro posto che ora mi sfugge. Ormai il CD è un oggetto come un detersivo, un dentifricio, una scatoletta di carne.... il contenuto artistico non conta più!!
Mi immagino un utente che si reca presso l'ufficio postale per pagare la bolletta del gas e, facendo la coda si imbatte in un espositore di CD di repertorio e, attratto dalla copertina di un album di Terry Allen, chiede lumi all'impiegata su chi sia l'artista, che genere di musica faccia, ecc. ecc. ; sono certo che volerebbero frasi irripetibili in atmosfere piuttosto nervose...

La FIMI ovviamente fa il gioco delle case discografiche, ma questa mercificazione della musica non giova certo ad un industria (quella musicale ovviamente) che sta oramai sempre più per cadere in un pozzo senza fondo.
Ma per ironia della sorte,  questo  pozzo se lo sono scavati da soli.
Ciao a tutti.



                                                                                                                        DEE JAY NICK