Marzo - Aprile 2003
Dee Jay Nick
Newsletter
Quando iniziai ad "armeggiare" con la musica (la definizione -DJ-, mi sembrava allora esegerata per le mie capacità....),  materiale "da discoteca" su CD, non ne esisteva proprio.
L'unico mezzo su cui si reperivano i "mix" era il classico vinile da 12". Ragion per cui, iniziai ad acquistare solo ed esclusivamente quel tipo di supporto anche per i classici LP.
Poi alla fine degli anni 80 il Compact Disc iniziò a diffondersi in maniera esponenziale per quanto riguarda gli "album", ma restò relegato a produzioni di nicchia per il mercato delle discoteche.
Con gli anni  però, il CD ha cominciato a soppiantare il buon vecchio vinile anche per "noi" disc-jockey.

La cosa, prima o poi sarebbe stata inevitabile: il disco scricchiola, si deteriora facilmente, riproduce i suoni in maniera approssimativa e occupa parecchio spazio, oltre a presentare indubbi problemi di praticità d'uso (selezionare manualmente il brano, pulire i solchi dalla polvere, proteggerlo dai graffi  ecc.). E così per perpretare l'eccidio di massa, all'antico medium d'ascolto ne è stato contrapposto uno completamente nuovo,  privo dei dfetti di cui sopra: dimensioni ridotte, durata lunghissima, invulnerabilità,  dinamica poderosa, lettura di digitale perfezione.
Una specie superiore, di tinta argento (che fa tanto futuro...), naturalmente destinata a soppiantare la vecchia.
Ma il mio cuore resta legato al pensiero delle copertine -spesso vere e proprie opere d'arte, con tanto di gadget, rilievi, inserti e fotografie policrome di imponente splendore- ridotte a proporzioni lillipuziane e racchiuse in asettici contenitori di plexiglass, al dramma psicologico della facciata unica,  all'orrore della ricerca elettronica che saltella da un brano all'altro sconvolgendo l'ordine precostituito.
Si può dire quindi che il compact disc sia  discendente diretto della cassetta piuttosto che del disco, e siccome ora è anche registrabile a livello domestico, tale tesi apparentemente bizzarra acquista ulteriore motivo di fondatezza.
Perchè il CD, oltre che per appagare la necessità di un ottimo ascolto, è nato proprio per limitare al massimo i problemi (come a suo tempo per la cassetta, il cui vero nome è - gurda un pò che coincidenza - compact cassette).

Siamo dunque costretti ad accettare il CD nonostante la sua freddezza, la sua estetica quantomeno discutibile, la sua natura di oggetto di consumo: addio meraviglie grafiche, addio all'inebriante odore di cellophane e cartone di un LP printed in USA, addio contemplazione quasi religiosa di note, fotografie e disegni alla ricerca dei più piccoli dettagli (ora è necessaria la lente di ingrandimento....).
Come le vecchie cassette, i compact si ascoltano in macchina e con il walkman™, si accatastano uno sull'altro senza bisogno di particolari cura e senza timore di danni, sono sempre indisponentemente integri nell'aspetto e nei suoni.
Datemi pure del miscredente o dell'inguaribile romantico, ma per quel che mi riguarda, il CD appartiene alla stessa categoria dei guanti di gomma, delle posate usa e getta e dei profilattici: è nient'altro che plastica, comoda finchè volete ma del tutto priva di poesia.
E, forse, di dignità.

Alla prossima.

                                                                                                                   DEE JAY NICK