Marzo - Aprile 2002 |
Dee Jay Nick Newsletter |
Finalmente anche l'Italia si sta apprestando a recepire la direttiva comunitaria
2001/29/CE il cui articolo 5 comma 2 lettera b recita così: "La copia audio e/o video per uso privato è lecita a condizione che non sia fatta
per fini direttamente o indirettamente di lucro e che i titolari dei diritti ricevano
un equo compenso". L'equo compenso di cui sopra, dovrebbe essere quello rappresentato dalla "levy" sui supporti vergini (cassette audio e video, CD-R audio) e sui registratori sia audio che video che paghiamo dal 1991anche su supporti e macchine impiegati per riprendere eventi familiari dei quali siamo autori, editori ed interpreti e per i quali non ci verrà mai retrocesso un soldo dei diritti incassati, teoricamente, anche per conto nostro... Se la direttiva sarà approvata dal Governo, vorrà dire che che entro un anno la copia per uso personale verrà trattata come eccezione al diritto di riproduzione piuttosto che come eccezione alla punibilità del fatto. Non cambia la sostanza, ma anche la forma ha un suo peso. Regalare una copia ad un amico rientra nell'uso privato? Secondo i "titolari dei diritti" ed alla legge sul diritto d'autore attualmente in vigore nel nostro paese, no. Prescindendo da disquisizioni giuridiche sulla definizione di "uso privato", l'accordo sull'SCMS (Serial Copy Management System) a suo tempo raggiunto tra costruttori di hardware e produttori discografici, suggerisce il contrario: a che scopo creare un complicato sistema per interdire le copie digitali di seconda generazione se non per impedire che un uso privato si trasformi in pubblico? Sotto questo profilo, sarà interessante vedere se e come il decreto che sarà approvato da noi recepirà l'indicazione della direttiva comunitaria, che consente agli stati membri di prevedere l'eccezione a favore dell'uso privato "a condizione che i titolari dei diritti ricevano un equo compenso che tenga conto dell'applicazione o meno di specifiche misure tecnologiche". Misure tecnologiche che, espressamente, comprendono anche un "meccanismo di controllo delle copie", quale appunto è l'SCMS. Ovviamente rimarra illegale costruire, distribuire, vendere, pubblicizzare ed "utilizzare consapevolmente", attrezature, prodotti e componenti atti a vanificare "misure tecnologiche" a protezione del diritto d'autore (ad esmpio le smart card satellitari false, i dipositivi di by-pass per l'SCMS ecc.). Il vero problema, è però costituito da Internet: se è illegale la copia regalata all'amico, a maggior ragione lo è lo scambio "peer to peer" tra privati che non si conoscono. Chiudere Napster, come abbiamo già detto nei mesi scorsi, non è servito a granchè.... E quì nasce un non indifferente problema giuridico; l'articolo 15 della nostra Costituzione recita: "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dall'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.". Per prendere con le mani nel sacco i responsabili di comunicazioni (personali) illegali bisogna disporre sequestri ed intercettazioni; ma disporli caso per caso richiede molto tempo e lavoro. Di conseguenza, in alcuni ambienti, si è fatta strada l'ipotesi di imporre una sorta di sequestro preventivo, ossia l'archiviazione per 5 o 10 anni, centralizzata presso una specifica autorità, dei "log" (registri) dei server utilizzati da tutti gli utenti di Internet. Una tal genre di registrazione, rappresenterebbe però una forma di archiviazione permanente della nostra cerchia di amicizie, dei nostri interssi politici, religiosi, sessuali, culturali, economici ecc., e toglierebbe nei fatti al cittadino ogni possibilità di controllo sull'effettivo rispetto dei diritti garantiti dall'articolo 15 della Costituzione. Fantascienza, fantapolitica o fantapolizia? Come cittadino, mi auguro di sì. Ma parlando razionalmente, vi segnalo che questa ipotesi è tutt'altro che remota.... A presto. DEE JAY NICK |