Gennaio - Febbraio 2005
Dee Jay Nick
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Se speravate che con il nuovo anno, le Case discografiche avessero deciso di abbassare i prezzi dei CD di nuova uscita, probabilmente sarete rimasti delusi…
A loro dire la pirateria ed il file sharing selvaggio non gli permettono di ridurre il prezzo finale dei dischi.
Per addolcire la pillola, ci tengono però a precisare che moltissimi titoli che hanno alle spalle qualche anno (oppure a volte anche solo qualche mese), sono offerti a 15, a 10 ed in certi casi anche a 5-8 euro.
E come se non bastasse, in edicola allegati alle riviste più disparate, ci trovate (a prezzo "speciale") CD musicali per tutti i gusti.

Cominciamo con le puntualizzazioni: i CD venduti a "prezzo di favore" sono LP che essendo da molti anni in catalogo, hanno (abbondantemente) coperto i costi di produzione e che quindi possono (ma sarebbe più esatto dire "devono") essere messi in vendita a prezzi più bassi di un CD di nuova uscita.
Se invece hanno solo qualche mese di vita, probabilmente non hanno venduto come si sperava, e l'abbassamento di prezzo serve da "incentivo" per il loro acquisto.
Anche se poi però non capisco perché quando esce una compilation di brani che sono già sul mercato a prezzo ribassato, questa costa sempre più di venti euro…
Gli album allegati a riviste e giornali, poi sono una manna per le Case discografiche: fanno vendere un "minimo garantito" (e quindi anche un introito equivalente) ed inoltre detti CD pagano l'IVA al 4% anziché al 20%.
Già, perché qualunque oggetto (dischi, sciarpe, borsette, radioline, frullatori, trapani, biciclette ecc.), se venduto in abbinamento con una pubblicazione editoriale, per il fisco viene tassato con la stessa aliquota destinata a quest'ultima.

Ho tenuto per ultimo l'argomento "pirateria" perché questo merita un discorso a parte.
La FIMI (l'associazione dei discografici Italiani), considera lo scambio di file in rete, la copia casalinga e quella pirata (cioè quei CD che la malavita organizzata fa vendere agli extracomunitari agli angoli delle strade) la causa principale (se non l'unica) della crisi della discografia Italiana e mondiale.
In occasione del recente Festival della canzone Italiana di Sanremo, un diffusissimo settimanale ha pubblicato un articolo dove si facevano i conti in tasca alle Case discografiche che portavano un artista al festival. Nella migliore delle ipotesi un cantante costa (tolto il contributo di 45.000 euro per artista coperto dalla RAI, in pratica da noi poiché paghiamo il canone…) non meno di 100.000 euro tra soggiorno, entourage, abbigliamento, coreografie,  spese per la pubblicazione del disco ecc.; ma tale spesa può anche arrivare a 235.000 euro per i "big"!
Ora, siccome i cantanti in gara erano 30 e ipotizzando una spesa media di 160.000 euro ognuno, si ottiene un totale di quasi cinque milioni di euro, allegramente sborsati dai nostri discografici. Certo, parte dell'esborso rientrerà grazie alla promozione dei brani ed alla conseguente vendita dei dischi, ma sicuramente non si arriverà mai a coprire questa spesa, aggravando così ulteriormente la crisi del mercato musicale.

E per finire, dopo la tassa sui CD e DVD vergini e sui masterizzatori, la VG Wort (la SIAE Tedesca)  è riuscita, tramite una sentenza, ad imporre alla Fujitsu-Siemens™ una gabella di 12 euro su ogni computer venduto, sostenendo che sicuramente tale computer sarà usato per copiare abusivamente materiale protetto da diritto d'autore.
Mentre questo fatto rischia di diventare un pericoloso precedente anche per altre nazioni Europee, la VG Wort ha già annunciato che vuole perseguire legalmente anche altri produttori di computer per istituzionalizzare tale sentenza e farne una vera e propria tassa, in nome dei "poveri autori".

E anche per questa volta è tutto: alla prossima.


                                                                                                                        DEE JAY NICK