Gennaio - Febbraio 2004 |
Dee Jay Nick Newsletter |
Negli Stati Uniti, dall'ottobre scorso, la Universal Music® ha ridotto il prezzo
dei suoi CD "top price" (quelli cioè a prezzo pieno) da 18.98 dollari a 12.98 dollari. Tale riduzione di prezzo è a loro dire: "...dettata dal declino (-30%) che il settore musicale ha subito a livello mondiale negli ultimi quattro anni". La notizia ha di per se quasi dell'incredibile, se pensiamo al fatto che per anni le Majors avevano affermano che l'unico modo per far fronte alle loro perdite economiche (causate, secondo le stesse case, esclusivamente dalla pirateria...) era quello rappresentato dal continuo aumento del prezzo dei CD (e all'inserimento negli stessi di sistemi anticopia, che in realtà nulla possono di fronte alla pirateria industriale...), il cui unico effetto è stato quello di allontanare definitivamente dai negozi milioni di appassionati con tanta voglia di ascoltare musica ma con pochi soldi in tasca. Universal ha messo in pratica quella che secondo me è l'unica ricetta in grado di frenare realmente lo scambio illegale di brani via Internet e, sopratutto, la pirateria organizzata: la drastica riduzione dei prezzi. Chi è, infatti, quel pazzo che per risparmiare pochissimi euro comprerebbe un CD non originale, illegale, spesso malfunzionante e completamente privo di quei "bonus" (a cominciare dal libretto) che lo elevano da mero contenitore di dati a "bene musicale" da possedere, maneggiare ed ascoltare con estremo piacere? Non a caso, l'unico settore discografico in controtendenza è stato quello delle edizioni a prezzo contenuto, costantemente in crescita negli ultimi anni. Ma questa riduzione di prezzo, è successa negli States: e in Italia? Cosa succederà? Si seguirà l'esempio della Universal o si continuerà la "guerra del rialzo" fino a far crollare del tutto un mercato già sull'orlo del baratro? Sembra che i nostri Discografici per ora stiano alla finestra, cercando di vedere se l'esperimento Americano dia i frutti sperati. In caso affermativo, seguiranno l'esempio della major statunitense. E la cosa potrebbe essere di per se interessante: facendo i dovuti raffronti, quel CD che ora da noi costa 20 euro, verrebbe all'incirca 14 euro.... non male... Insomma, il lungo e nero tunnel nel quale l'industria discografica si è infilata qualche anno or sono, quando si decise di creare dal nulla e di strapagare (a volte in anticipo e "sulla fiducia"!) "artisti" senz'alcuno spessore tecnico-musicale, quando si iniziò a chiudere la porta in faccia a quelli che avevano qualcosa di buono da dire (musicalmente parlando, s'intende), quando alla qualità furono sostituiti i contenitori vuoti abilmente creati dal marketing (erano gli anni in cui comparvero i CD con l'etichetta "pubblicità TV", che indicava con incredibile sfrontatezza che quel disco costava più degli altri perchè per riuscire a venderlo, vista la pochezza del contenuto, occorreva una massiccia campagna promozionale "annacqua-cervelli"), potrebbe essere prossimo alla fine. Forse, e ribadisco forse, la mossa di una grande Major come la Universal Music (che detiene quasi un terzo del mercato discografico mondiale...) ci fa intravedere un po' di luce in fondo a quel tunnel, accendendo la speranza che questa "corsa al massacro" stia finalmente terminando. Come "Buon Anno", per ora non c'è male: incrociamo le dita e speriamo.... A presto!! DEE JAY NICK |